Trama:
Il racconto autobiografico della vita di Melvin, giovane proprietario terriero di origini siciliane che, dopo aver passato l’infanzia e la gioventù tentando di andare incontro alle aspettative familiari e della società, soccombe agli strani meccanismi della mente e dei sentimenti, tentando di porvi rimedio attraverso uno sdoppiamento di vita. Finzione e realtà sono inevitabilmente e drammaticamente destinate a scontrarsi, sino a portarlo alla malattia psichiatria che culmina con un trattamento sanitario obbligatorio. A seguito di tutto questo, Melvin si rivolgerà a uno psichiatra (lo Splendente), ricomponendo i pezzi mancanti della sua memoria durante le sedute, ripercorrendone i fatti e le sensazioni che hanno segnato il suo percorso. Sono proprio gli scambi tra Melvin e il suo terapeuta i protagonisti del libro, a permettere al lettore di apprendere una storia di vita vera, senza censure o ipocrisie, che riesce ad abbattere i muri della paura e del pregiudizio.

Recensione

Essere Melvin di Vittorio De Agrò

Essere Melvin di Vittorio De Agrò

Leggere un’autobiografia è sempre una sfida, tentare di entrare in connessione con le emozioni del protagonista spesso si rivela difficile. Capita di sentirsi totalmente estranei a ciò che viene raccontato, e allora il coinvolgimento sarà nullo; oppure si possono trovare punti in comune nelle sensazioni vissute nonostante le vite diverse, e allora si possono avere due reazioni: farsi sopraffare dalla paura di “rivedersi” in qualche modo in quel racconto e abbandonare la lettura, oppure farsi trascinare lasciando da parte ogni remora e accogliendone il messaggio. Chi, come me, sceglierà quest’ultima opzione, si troverà davanti a una storia in cui l’autore ha scelto di mettersi completamente a nudo senza celare nulla, attraverso la scelta di uno stile narrativo particolare, fluido e coinvolgente.

Assistere alle sedute tra Melvin e lo psichiatra offre al lettore non solo la possibilità di essere uno spettatore esterno, ma lo rende in qualche modo partecipe di ogni emozione attraversata dal protagonista. L’autore utilizza dei soprannomi per indicare le persone che fanno parte della vita di Melvin, e questo rende maggiormente l’idea di come lo stesso le “percepisca” e, al contempo, le caratterizza perfettamente.
Si assiste ad una sorta di “diario” in cui l’unico punto di riferimento è quello temporale, scandito dalle date ad inizio capitolo ad indicare il periodo di cui si sta parlando: non c’è spazio per dialoghi o interruzioni, ci sono solo i capoversi a separare le parti narrate da Melvin e gli interventi dello “Splendente”, creando una sorta di dialogo diretto con il lettore, in un crescendo di tensione emotiva che va di pari passo con
l’angoscia, i sensi di colpa e i rimpianti provati dal protagonista nel ritrovare i ricordi perduti.
Ciò che l’autore racconta è una vita nella quale, per certe tematiche e nella sua prima parte, in molti si possono ritrovare: genitori con aspettative spesso diverse dalla reale natura dei propri figli e che, magari anche inconsapevolmente, con i loro giudizi creano negli stessi forti disagi relazionali e difficoltà; la necessità di sentirsi accettati dagli altri; la voglia di evadere da una vita che ci sta stretta, trovando complicità nel web e nella possibilità che offre di creare una sorta di realtà parallela, con il pericolo della dipendenza da questa.
Il passo successivo, quello in cui la mente e le emozioni prendono il sopravvento sulla volontà di Melvin portandolo alla malattia psichiatrica, diventa un momento fondamentale, una sfida per il lettore ad andare oltre alle proprie paure e pregiudizi, affrontando assieme al protagonista un percorso di analisi che, in taluni casi, può rivelarsi utile anche per sé stessi.

La narrazione di una vita intensa e piena, sia in positivo che in negativo; un percorso di guarigione pieno di ostacoli ma anche di forza di volontà. Un testo in cui mente ed emozioni si intrecciano e si scontrano alla ricerca dell’equilibrio.

Deborah G.

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