Il cambiamento. Siamo certi che è tutt’oro quello che luccica ?

123Salve a tutti gli amici della rubrica! E scusate se è poco, come diceva qualcuno, ma nelle ultime settimane ho avuto qualche impegno di troppo. Fatte le doverose scuse, “vengo con questa mia addirvi” (Totò, citazione sempre doverosa) che oggi parleremo di cambiamento. E’ un po’ di tempo che questa parola, che tra l’altro dovrebbe avere significato neutro e attribuibile alle circostanze del momento, è diventata oramai il cavallo di battaglia di quelli che vogliono far passare, consentitemi l’improprio termine, il marketing motivazionale come la manna caduta dal cielo, e, riconsentitemi anche l’ulteriore precisazione, sicuramente per fare i propri affaracci e le proprie speculazioni personali. Proprio stamattina, tra i tanti stati che giornalmente ci notifica Fb, ho letto l’ennesimo passaggio sul “cambiamento”, quello che dovremmo accettare, farci cadere addosso perché è necessario anche per soffrire meno. Come dire, se non ti mangi questa minestra, non solo soffri di più, ma magari perdi pure il treno dell’occasione di speculare anche te su ciò che di marcio stiamo realizzando. Eh si ragazzi, perché spesso il discorso del cambiamento nasconde gli interessi di qualcuno, più che della collettività e ovviamente di noi stessi. Non a caso, o magari non lo è proprio, si sta ancora una volta discutendo del cambiamento da apportare ai nostri stili di vita perché il clima è mutato e rischiamo l’estinzione, e si sta anche discutendo di cambiare le nostre tradizioni per adattarci ad una laicità doverosa, come pure nel lavoro si è detto e si sta realizzando un cambiamento precarizzante e sempre più dittatoriale da parte di chi, con grande marketing speculativo, si è sempre posto dal lato dei “presunti buoni”. Insomma, oggi avete capito che discutiamo di un argomento molto pericoloso, non solo per le grandissime sfaccettature e sfumature grigie che presenta, ma anche e soprattutto perché urta la sensibilità dei potentini di turno, a partire dal semplice dirigente scolastico, fino a toccare il vertice delle istituzioni mondiali, un nuovo ordine che i complottisti dichiarano da anni attirando sempre l’ilarità dei più. Però dico, non è che fino ad ora qualcuno li ha smentiti in tutto. Quindi qualche dubbio, scusatemi, ogni tanto mi viene, no ?

Iniziamo con capire effettivamente cosa significa il termine cambiamento. Ovviamente il termine è derivazione di cambiare, che dal vocabolario Treccani viene così definito:

  1. Sostituire una persona, una cosa, con altra simile o diversa […] In partic.: cambiare aspetto, assumerne uno diverso / cambiare vita, migliorare il proprio tenore di vita o la condotta morale (col secondo sign., più com. mutare) / cambiare aria, andare a vivere in altro clima per ristabilirsi in salute (più spesso fig., allontanarsi da un luogo divenuto pericoloso per cercare riparo altrove, squagliarsela: quando ha saputo d’essere ricercato dalla polizia, ha cambiato subito aria) / cambiare le carte in tavola, dare un nuovo significato alle cose già dette, interpretare le parole di un altro in senso diverso da quello giusto, mutare i termini d’una questione, fingere d’ignorare quanto s’era promesso.

  2. Rendere diverso, trasformare; anche alterarsi, turbarsi.
  3. Barattare, dare una cosa per averne in suo luogo un’altra.
  4. Diventare diverso da quello di prima, trasformarsi, passare da uno stato a un altro: tutte le cose cambiano col tempo; il tempo accenna a c.; anche in relazione all’aspetto, alle abitudini, al carattere, all’atteggiamento.

E tornando al termine iniziale, cambiamento, ecco l’attuale definizione:

  1. Il cambiare, il cambiarsi: c. di casa, di stagione, di temperatura; fare un c., un gran c., spec. nelle abitudini, nel carattere e sim.; c. di stato d’aggregazione della materia; c. di stato civile, ecc.; c. di scena, nelle rappresentazioni teatrali e sim. (spesso in senso fig., mutamento improvviso di situazione, di uno stato di cose); c. di indirizzo politico; c. di mano, nella circolazione stradale, lo spostarsi di veicoli o persone da un lato all’altro della via (è anche nome, in equitazione, di una figura di alta scuola). In sociologia, c. sociali e culturali, quelli che determinano trasformazioni nella struttura sociale e culturale di un gruppo.

  2. Nella scherma, azione con cui si cerca di deviare il ferro dell’avversario dalla linea di offesa.

images (3)Ecco che qualcosa inizia ad apparire più chiaro. Cambiare significa, quindi, sostituire o dare un significato diverso ad una questione, in un atto di mutazione che, come detto prima, è di per sé neutro. Non è un atto positivo per definizione, per partito preso e per necessità. E’ un atto di mutazione. Il significato, poi, viene enunciato anche come alterazione di uno stato, turbando quello precedente. Ecco, questo si che ha una direzione più precisa. Turbare è un atto che annulla lo status iniziale, in equilibrio, e lo porta in mutazione verso qualcosa di diverso, ma sicuramente non equilibrato perché, appunto, è stato turbato. E poi, siccome mi piace tanto la scherma, leggiamo che in questo sport il cambiamento definisce un’azione di difesa che tenta di porre freno ad un’offesa. Bene direi che ho gli elementi che mi servivano per capire meglio qualcosa che già pensavo. Il cambiamento non è di per sé positivo, anzi, se vogliamo essere precisi, indica sicuramente un atto che turba, almeno momentaneamente, gli equilibri raggiunti in un determinato stato (sociale, politico, economico, etc.), per cui mi pare evidente che ponga le basi per qualcosa che spesso destabilizza ciò che è stato raggiunto precedentemente. La questione principale è: con quali risultati?

Prima di rispondere ritorniamo alla scherma e alla definizione che abbiamo letto. Il cambiamento è l’atto che il giocatore mette in campo per deviare la spada dell’avversario che sta attaccando. Quindi da una parte abbiamo un’accezione che porta ad uno stato di turbamento, e dall’altra parte abbiamo un atto di difesa. Insomma, giusto per restare in tema e parlare del clima, ad esempio, potremmo così definire il cambiamento:

Qualcuno (pare che gli Usa abbiano ammesso di essere parte del problema, ma dovrebbero farlo tanti altri Paesi) ha creato uno stato di disequilibrio, quindi di turbamento (1a parte della definizione), ed ora stiamo correndo ai ripari da quel nemico che abbiamo creato e che ora sferra la sua spada contro di noi (2a parte della definizione).

E allora, mi vien da riflettere, siamo davvero certi che quando ci propinano il cambiamento, è davvero utile e necessario? Siamo davvero certi che non sia sempre più spesso il nuovo modello di attacco ai diritti acquisiti, alla nostra cultura, alle nostre tradizioni che ci hanno reso, attraverso errori ed orrori superati nel tempo, ciò che siamo oggi? Siamo davvero sicuri che sia tutt’oro ciò che luccica?

Ognuno, credo, deve iniziare un’opera di profonda riflessione, perché ritengo che con questa storia del cambiamento, qualche potere forte ci stia prendendo per i fondelli da molto tempo, ovviamente per fare le proprie speculazioni a danno di tutto il resto delle persone normali. E queste affermazioni sono facilmente corroborate da eventi già fatti passare come “cambiamenti necessari”, i quali, poi, ci hanno portato a disastri sociali, economici e naturali. Ma ne discuteremo nei prossimi articoli. Per ora vi saluto con una frase finale che penso possa essere condivisa da molti.

Il cambiamento? Se è come lo avete fatto fino ad oggi…no grazie! E scusate se è poco!

Giuseppe Russo

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