Sono nato ma non posso morire di Nadia Giannoni.

12.12.2012. Una data interessante quanto la mostra che si inaugura alla Camera dei deputati, presso il Complesso di Vicolo Valdina, a Roma: “I colori dell’anima”. Una scrittrice si aggira tra le opere del Maestro, pittore e scultore “della non violenza”, paladino delle ingiustizie, che nel tempo ha denunciato ogni male sociale come l’ingordigia, la sopraffazione, la violenza, la mafia, ma anche le stragi, l’olocausto, la devastazione del pianeta. L’emigrazione.
Ma sarà proprio al Casale-Museo di Bazzano Inferiore, nei dintorni di Spoleto, in Umbria, dove Manuel Campus vive e lavora, che la curiosità prende forma: dov’è che finisce l’uomo e comincia l’artista? o meglio, quand’è che l’uomo si è intrecciato con l’artista al punto da divenire tutt’uno? Curiosità soddisfatte in seguito, dopo che incontri, registrazioni, foto, luoghi, avranno allenato la penna a muoversi su un terreno fertile: quello dell’arte.
Impresa ardua considerata la levatura del soggetto, le centinaia di mostre nazionali e internazionali alle spalle, l’immensa produzione artistica. Il Maestro, che annovera nella sua carriera più di tremila opere, tra quadri e sculture, ha forgiato nel bronzo e fermato sulla tela attimi che non possono più essere dimenticati: Hiroshima, La madre dell’ucciso, La morte di Martin Luther King, Dakao, Biafra, ma anche Gli ospedali, Gli ospizi, La mattanza, La stazione di Milano, Il distacco, Le vedove bianche, Il sasso in bocca, La strage di Piazza Fontana, Marcinelle, e ancora Golgota Oggi, il suo percorso pittorico per eccellenza.
Campus non risparmia niente e nessuno. Ci costringe a guardare laddove l’occhio è tentato dalla distrazione: la fame nel mondo, l’inquinamento, le carceri, il sacrificio degli operai, l’orrore delle stragi, per finire sul sorriso di un bimbo, le rughe di un vecchio, e perché no, su un nudo che esprime la sacralità del corpo. Così quando lo sguardo si posa su uno dei suoi capolavori è fatta, non se ne esce più fuori. Il sordo richiamo dei sensi allertati dagli oli, l’intensità dei toni, la profondità delle emozioni, ci costringono ad andarlo a cercare. Proprio come ha fatto Nadia Giannoni, che lo ha sfidato con carta e penna, cui lui, all’insegna di: in te ipsum redi, in interiore hominis habitat veritas, ha affidato il suo Tempo.
Quello in cui farà entrare anche voi. Un passato e un presente che si alternano scavalcandosi e rincorrendosi senza mai perdere il filo. Il romanzo di un uomo che ha vissuto, ha sbagliato e per questo ha anche pagato. Un uomo che non ha accettato compromessi, né con se stesso né con il potere, e che all’età di ottantacinque anni ha deciso di mettersi a nudo non per punirsi o farsi punire, ma per lasciare ai giovani, ai meno giovani e alle future generazioni, un testamento artistico, per dire loro: si può. Con la costanza, la determinazione e la fatica, ognuno di noi può scavare e ritrovare in sé l’artista che ha dentro.
Un libro di parole, immagini e suoni. Una suggestione che viaggia sul filo dell’immortalità.

Autore : Nadia Giannoni
Genere : Biografia
Editore : Robin Edizioni
Codice EAN: 978-88-6740-480-3
Pubblicazione  2014
 Pagine  450

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