Le agognate vacanze sono quasi depennate dal calendario 2015, e tra depressione da rientro, servizi tv e riviste che mostrano mete esotiche, ancora divaghiamo con la mente pensando al mare cristallino delle belle isole caraibiche (o delle maldive nostrane!!).

Ma le isole, se ad oggi rappresentano principalmente la meta sospirata di tanti turisti, in passato hanno svolto la funzione di porta d’ingresso per il nuovo mondo, o di via di salvezza per il “vecchio”. Ischia, ad esempio, conosciuta come PITHECUSAE dagli archeologi, è considerata il più antico stanziamento dei colonizzatori greci in Italia, ma possiamo ricordare pure la Sicilia (patria delle famose tirannidi), anch’essa divenuta meta principale dei colonizzatori ellenici prima di assestarsi sulla parte peninsulare del Bel Paese. Ma per non andare troppo indietro nel tempo, potremmo infatti parlare di Creta e dei minoici ad esempio, o ricordare le avventure navali di Cristoforo Colombo che approdò prima sull’isola di San Salvador nelle Bahamas, oggi vorrei raccontarvi un episodio del secolo scorso che mi ha sempre fatto rabbrividire. Quello che vi racconterò è forse uno dei pochi episodi di cui siamo a conoscenza, ma di certo non l’unico se contestualizzato nel terribile periodo del deterrente atomico. Eh si, oggi parliamo di Guerra Fredda, almeno iniziamo ad abituarci all’autunno (scusate la cattiveria), e analizziamo un episodio di quello scontro-non scontro che portò l’intera umanità vicinissima all’autoannientamento moltissime volte, nonostante la terribile e vicina esperienza della Seconda Guerra Mondiale.

P1280px-Cubacrisis_01_Nov_1962robabilmente molti di voi hanno già sentito parlare del Blocco di Cuba, una gravissima crisi internazionale degli anni ’60 (1962) più nota con il nome di CRISI DEI MISSILI. Durante questo vasto scontro diplomatico tra URSS e USA, la bella isola di CUBA, a quattro passi dalla costa occidentale degli Stati Uniti d’America, si ritrovò ad essere oggetto di disputa e porta in apertura per l’inferno dell’Umanità. La forzatura sovietica, che tentava di mettere una bella pistola atomica sotto il naso del nemico, con l’installazione di numerose testate nucleari a Cuba, fece salire talmente tanto la tensione tra le due superpotenze da costringere gli americani a rischiare lo scontro bloccando l’isola e arrivando ad un passo dalla terza guerra mondiale. Il fatto è che tutto ciò che i media raccontavano, in quegli anni, fu ovviamente studiato da una parte e dall’altra, e solo a distanza di tempo (o di generazioni potremmo dire) il mondo ha potuto appurare il gravissimo rischio scampato. Proprio il 27 ottobre del ’62, al vertice della tensione, un sottomarino atomico russo, che tentava di forzare il blocco navale americano, fu sottoposto ad attacco con bombe di profondità da parte di un’unità americana. In gravissimo pericolo, gli ufficiali al comando pensarono di usare una testata atomica per uscire dalla grave situazione in cui s’erano cacciati, ma uno dei tre ufficiali demandati a prendere unanimamente la decisione di usare testate nucleari si rifiutò, e salvò ufficialmente il mondo dall’inizio della terza e ultima guerra mondiale. Il tenente Arkhipov, di cui pare si siano perse le tracce, salvò l’intero pianeta dall’ultima guerra tra gli umani, quella combattuta con l’arma atomica, con il coraggio e la coscienza di chi sapeva che nessuno avrebbe più fermato la tragedia una volta aperta la porta dell’inferno. Dopo tredici giorni di tensione alle stelle, i sovietici ritirarono le armi atomiche da Cuba, un’isola che per l’ennesima volta nella storia dell’Umanità era diventata porta d’ingresso per una nuova era. Le isole, come quelle mediterranee, sono porte, crogioli, avventure, scontri, bellezza, esotismo, isolamento e globalizzazione allo stesso tempo. E’ il caso della Sicilia, che racchiude tutto il mondo in sé, o la Sardegna nuragica che fu luogo di incontro e scontro in tempi lontanissimi, o ancora Ischia, dal quale partì la costruzione di quel ponte culturale e commerciale ellenico nei territori italiani. Ma più di tutto dovremmo considerare le nostre coscienze come isole, e dovremmo capire che tra l’essere “umani” e l’essere semplici “esseri viventi” c’è un mare in tempesta che ci avvolge costantemente, ma che calmato ci rende per quello che siamo: figli dell’intelligenza, dell’arte, del genio e della vita.

Nel 1962 tra il dire e il fare ci fu Cuba. Oggi, in questo periodo di enormi dubbi morali, tra l’essere e il non essere ci sono le nostre coscienze. Siate isole, non “isolati”.

Buona fine delle vacanze a tutti, ci risentiamo tra qualche giorno con la seconda parte dei “paesaggi illuminati”.

Giuseppe Russo

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